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L’abitato di Macomer venne raggiunto dai binari della Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde attorno al 1880, durante la costruzione della principale linea ferroviaria della Sardegna, la Cagliari-Golfo Aranci. Tuttavia le pressanti richieste dei territori non collegati dalla rete a scartamento ordinario delle Ferrovie Reali, portarono alla realizzazione delle cosiddette linee secondarie nel decennio successivo. Tra queste furono realizzate due linee a scartamento ridotto nel centro Sardegna, la Macomer-Nuoro e la Macomer-Bosa, entrambe aventi come capolinea Macomer.

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La storia di questo scalo ha inizio nella seconda metà dell’Ottocento, quando la Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde costruì la rete a scartamento ordinario della Sardegna. Originariamente il progetto della principale linea dell’isola, la Dorsale Sarda, prevedeva il passaggio del tronco tra Oristano e Chilivani attraverso la valle del Tirso, decisamente più a est dell’abitato di Macomer che quindi non sarebbe stato servito dalla ferrovia. Tuttavia in un secondo tempo l’ingegner Piercy, capo progettista delle Ferrovie Reali, decise di realizzare una variante al progetto che spostava il passaggio di questa linea verso ovest, comprendendo anche Macomer tra i comuni attraversati dalla ferrovia che avrebbe collegato il sud e il nord dell’isola. La decisione scatenò violente polemiche di tipo campanilistico, in particolar modo da parte della popolazione di Nuoro e del circondario, che seppur non attraversato dalla ferrovia in entrambi i casi, vedeva i binari allontanarsi ulteriormente dal suo territorio. La questione arrivò anche in Parlamento, col deputato nuorese Pirisi-Siotto che accusò Piercy di aver studiato e approvato la variante per suoi interessi personali, ricollegandosi probabilmente al fatto che l’ingegnere gallese era proprietario di alcuni terreni nella vicina Bolotana .

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