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La concattedrale dell'Immacolata Concezione è il duomo di Bosa e concattedrale della diocesi di Alghero-Bosa. L'edificio sorge nel centro storico cittadino, tra il corso Vittorio Emanuele II e il lungo Temo, all'altezza del ponte ottocentesco.
La prima documentazione sulla chiesa di Santa Maria è del 1388 quando con bando ufficiale vengono riuniti in essa tutti i cittadini per chiedere al sindaco Galateo Masala di rappresentare la città nella pace tra Eleonora d'Arborea e Giovanni II d'Aragona. Il tempio doveva già essere stata elevata a cattedrale per ospitare un evento così importante in luogo della più antica chiesa di San Pietro, nei pressi della quale il vescovo ed il capitolo ancora operavano almeno fino al 1254. Quando al chiesa fu elevata a cattedrale la struttura venne ricostruita da cima a fondo, venne distrutto l'antico impianto latino per essere sostituito da una struttura magnis et quadratis lapidibus constructa. La parrocchia che prima era nella chiesa di San Giovanni, la quale era anche battistero della cittadina, venne trasferita nella chiesa di Santa Maria dove nel 1595 viene costruito il fonte battesimale. I lavori di arricchimento della struttura continuarono senza interruzione. L'altare maggiore venne costruito durante l'episcopato di Gavino Manca de Cedrelles, la struttura barocca in marmi policromi era dedicata alla Madonna ed ai Santi Martiri sardi Proto e Gianuario. Il balaustrone del presbiterio con la sua ampia scalinata vennero costruiti nel 1620. Una data molto importante per la chiesa è quella del 7 marzo 1632 quando il Vescovo Pirella volle che assieme al titolo di Santa Maria fosse aggiunto quello dell'Immacolata Concezione. La costruzione della torre campanaria dopo una sosta riprese nel 1636 dopo l'acquisto delle campane nel 1614 e si fermò definitivamente dopo la costruzione del secondo ordine, senza mai essere conclusa, con la costruzione della cuspide. Vennero donate alla Cattedrale dal vescovo Soggia Serra ventuno reliquie di Santi custodite sotto l'altare maggiore alle quali si aggiungeranno quelle dei santi patroni Emilio e Priamo. Venne commissionata la nuova immagine marmorea della Vergine che doveva adattarsi al titolo appena acquisito dalla cattedrale, ovvero la statua marmorea dell'Immacolata che ancora oggi troviamo in cima all'altare maggiore. La scultura viene attribuita al Massetti che ne realizzò una molto simile per la cattedrale di Ozieri. Tra il 1737 ed il 1765 venne costruita l'aula capitolare, ultimato il fonte battesimale e ripavimentata l'intera navata. La foce del fiume era chiusa dal 1528 causava continue inondazioni che andavano a rovinare la struttura del duomo e della chiesa di Sant'Antonio Abate dall'altra parte del ponte. Non avendo avuto risposta dal Viceré, il capitolo decise di agire a causa delle pessime condizioni delle pareti e della struttura. Il 25 marzo 1805, dopo una spesa preventivata due anni prima di 33 900 lire, i lavori presero il via con diroccar pareti e levar gli altari. In un primo momento fu il bosano Salvatore Are il capomastro che dirigeva i lavori ma, dopo alcune difficoltà, il compito venne affidato al sassarese Ramelli. Egli stabilì che la chiesa necessitava di una ricostruzione dalle fondamenta perché in stato pessimo. Il capitolo però non essendo in grado di sostenere le spese per la ricostruzione informò il vescovo Murro e il canonico sindiese Don Giovan Battista Simon finanziò i lavori che ripresero il 26 maggio 1807. Quattro anni dopo l'inizio dei lavori la chiesa venne riaperta al culto ma era stato ricostruito solamente qualche altare, mancavano ancora le cappelle e la facciata. Nonostante ciò venne consacrata nel luglio 1809, un anno prima della chiesa del Carmelo. La costruzione delle cappelle laterali era fondamentale per permettere ai più di 40 sacerdoti della città di poter celebrare messa, ma i lavori diretti nuovamente da Salvatore Are andarono per le lunghe per mancanza di mezzi. Il Capitolo dovette chiedere ancora aiuto al vescovo Murro perché i lavori potessero riprendere. Arrivò da Cagliari Carlo Antonio Ferrara per lavorare agli stucchi e Domenico Franchi per la realizzazione dei due pulpiti. C'e da aggiungere che oltre ai fondi donati da Don Simon fu impiegata parte dell'eredità di Donna Maria Caterina Rois e le rendite della chiesa di San Lussorio in Romana.
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Indirizzo: Oristano, Italia
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