L’assedio di Nicea del 727 fu un tentativo fallito da parte del Califfato umayyade di impadronirsi della città bizantina di Nicea, la capitale del Thema degli Opsiciani. Anche in seguito al tentativo fallito di espugnare la capitale dell'Impero bizantino, Costantinopoli, nel 717–718, il Califfato aveva lanciato una serie di incursioni nell'Asia Minore bizantina. Nel 727, l'esercito arabo penetrò profondamente in Asia Minore, saccheggiò due fortezze bizantine e verso la fine di luglio arrivò alle porte di Nicea. Malgrado un assalto continuato per 40 giorni, la città resistette fermamente e gli Arabi si ritirarono e ritornarono in territorio califfale. La vittoriosa resistenza della città all'assalto arabo fu propagandata dall'Imperatore bizantino Leone III Isaurico come evidenza di favore divino per la politica religiosa dell'Imperatore di abolire la venerazione delle icone nell'Impero. L'assedio di Nicea segna anche il punto di culmine delle incursioni umayyadi, in quanto nuove minacce e sconfitte nelle loro vastissime frontiere distrassero le armate umayyadi altrove, mentre la potenza bizantina gradualmente recuperava forze.
In seguito al fallimento dell'assalto durato un anno ad opera delle armate umayyadi alla capitale bizantina Costantinopoli nel 717–718, seguì un breve periodo di pace in quanto gli Umayyadi erano intenti a reprimere la rivolta di Yazid ibn al-Muhallab e dovevano recuperare le perdite subite nel corso dell'assedio. Quando le ostilità sulla frontiera arabo-bizantina ripresero nel 720, l'obiettivo strategico del Califfato era cambiato: le incursioni non sarebbero state più volte alla conquista dei territori ma sarebbero state a fini di saccheggio. Le incursioni musulmane attraverso la catena montuosa del Tauro nell'Asia Minore bizantina ancora accadevano regolarmente ogni primavera ed estate, talvolta accompagnate da incursioni navali e seguite da una spedizione invernale; esse devastarono larghi tratti di Asia Minore, e distrussero diverse fortezze; ma gli Arabi non tentarono di detenere un possesso permanente delle fortezze espugnate sul lato occidentale dei Monti Tauro. La reazione bizantina in questi anni era passiva, in quanto l'Impero non poteva ancora competere con le di gran lunga superiori risorse del Califfato. I Bizantini non osavano ostacolare o confrontarsi con le armate di saccheggio arabe, ma preferivano piuttosto ritirarsi in posizioni ben fortificate sparse per tutta l'Asia Minore.
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